Dunque, mie care, vista la vostra disponibilita’ ad ospitarmi ripeto l’esperimento.
Sono appena rientrata da Madrid dove ho partecipato al X Convegno Internazionale delle Donne (http://www.mmww08.org/)
Sorvolero’, per non suscitare la vostra pieta’, sulla depressione che mi e’ presa appena scesa dall’aereo a Leeds… Sono passata dai 34 gradi di una solare Madrid ai 10 del piovoso yorkshire. Depressione che si e’ concretizzata con un’improvvisa voglia di dormire e con un “non metto il piede fuori dal letto per le prossime 24 ore” che chi mi conosce bene sa non essere una mia abitudine.
Ma bando alle ciancie e torniamo alle cose serie. Ossia alle colorate Madrilene e alle donne che hanno animato il convegno.
La consapevolezza del colorato e magico mondo madrileno non l’ho avuta all’arrivo a Madrid, ma quando al rientro, man mano che mi avvicinavo all’aereoporto i colori delle donne andavano scemando. Se in pieno centro e’ un fiorire esposivo e mirabolante di colori, fiori, farfalle, accostamenti gioiosi, tulle, pizzi, balze di gonne sollevate dalla brezza dell’altopiano, man mano che ci si avvicina all’aereoporto questi colori scompaiono dall’orizzonte del possibile per ritrovarsi in fila con donne vestite in seriosi grigi, noiosi blu e funerei completi neri.
Ogni tanto un balzo dovuto ad un pallido rosa osato sopra un pantalone nero.
I negozi del centro sono un fiorire di forme colori tagli e decorazioni. Agata Ruiz de la Prada, Desigual e Custo Barcelona ne sono solo degli esempi. Non nascono dal nulla, credo derivino dal gusto per l’arabesco e l’intarsio dell’oro di Toledo, dalle raffinate pennellate del Goya e di El Greco, all’illuminazione chiara e dorata che toglie il respiro nell’ammirare “l’Annunciazione “ del Beato Angelico, oppure dalla consapevolezza della meriviglia suscitata dai colori forti e contrastanti che rendono “il giradino delle delizie” un quadro unico nel panorama dell’arte mondiale.
O forse sono i portoni di Madrid o i suoi palazzi Liberty sormontati da carri, vergini alate o leoni. Non saprei. Fatto sta che Madrid colpisce per il suo mondo colorato e in movimento. Un continuo fuoco artificiale di donne e uomini.
E all’interno di questa esplosiva e coinvolgente atmosfera si e’ svolto il convegno. Donne e uomini dai cinque continenti riuniti in un turbinio di lingue e colori, sorrisi e sgardi incuriositi.
Donne in kimono, in sari, in tradizionali costumi magrebini, sud americani o afgani parlavano tra di loro di eguaglianza, diritti, femminismo. Sospiravano per la non cessata violenza di genere, per gli stupri di guerra. Una ragazza messicana in gonna gialla e blusa bianca, come ai tempi di Carmen Miranda, discute delle donne sparite di Ciudad de Juarez. Donne di cui nessuno si occupa, di cui nessuno parla. Le risponde Dora, colombiana afrodiscendente, con il suo vestito della festa, arancione come il sole infuocato della sua terra, parla di donne desplasadas, donne trasferite con forza dalle campagne vendute ai ricchi ai margini delle citta’ dove il loro unico destino e’ la strada.
Mentre parlano Masako, professoressa all’universita’ di Tokyo, fa girare per la sala caramelle al te verde, buone e profumate.
Sono donne colorate battagliere e sorridenti, donne diffidenti e donne liberal, velate e in minigonna, statuarie e disabili, pronte a far sentire ancora una volta la propria voce.
Le americane vestono t-shirt e bermuda, le europee talleur pantalone blu, io giro indisturbata con gli occhiali da sole.
Su tutte vigila Myra Marx Ferre, nel suo gonnellone zingaresco preso in prestito per l’occasione. Gira tra i workshops, guarda, sorride, ti chiede. Non importa che sia una tra le pensatrici piu’ importanti del movimento femminista, lei sta la’ con il suo sorriso.
E sono questi sorrisi a rendere leggera l’aria nononstante gli argomenti. Nonostante la differenza stridente tra il ministro delle Pari Opportunita’ Spagnolo, che parla di lucha para el pueblo, e la nostra ministra silente.
FlapJack